Chirone: il maestro dell'Anima

Chirone: il maestro dell'Anima

Da quando ero solo un’adolescente, ho sempre nutrito un grande interesse e una fortissima attrazione per la narrazione, di qualsiasi forma e genere, dall’epica alla poesia, passando per le fiabe e i racconti popolari, che esercitavano sulla mia mente un fascino del tutto particolare.

È stato già alle scuole elementari che è nato il mio amore per la mitologia greca; anche se allora non ne potevo comprendere il valore simbolico, rimanevo degli interi pomeriggi a leggere delle divine gesta degli Dei olimpici, che con le loro passioni e i loro “trucchi” magici accendevano la mia fantasia e la mia creatività.

É nata lì la mia passione per la scrittura, la letteratura fantasy e le fiabe, che ancora oggi rappresentano un elemento imprescindibile delle mie giornate, e che nel tempo, ho introdotto anche nel mio lavoro come coach specializzata nell’accompagnare le donne a scoprire e manifestare i loro talenti, attraverso la sintonizzazione con la missione dell’anima.

Ti chiederai quanto possa mai avere a che fare il lavoro di un coach con la mitologia, e la risposta è: veramente tanto!

Perché il mito si può leggere in molti modi diversi.

Uno di questi, è certamente quello per cui te lo fanno leggere e studiare nelle scuole, ovvero per insegnarti il concetto di moralità, la legge del giusto-sbagliato, buono-cattivo, e di tutte le qualità che si ritengono utili ad educare un ragazzino.

Il mito, infatti, da questo punto di vista, ti insegna che se ti comporti un certo modo, ad esempio se sei avido e non rispetti la parola data, prima o dopo, finisci con l’incappare in un destino infausto; ma questo è solamente uno dei possibili livelli di lettura, che è utile da sempre alle società per tenere i singoli individui all’interno di uno schema di comportamenti prestabiliti, inquadrati e spaventati dalle conseguenze di un gesto, o di un pensiero divergente rispetto a quella che viene dichiarata essere la “normalità”.

Poi però, esiste anche un altro livello di lettura, che non ha proprio niente a che vedere con la moralità e la socialità, e che racchiude in sé tutta la forza e la grandiosità del linguaggio narrativo, che è simbolico, poetico, creativo…

Questo è, secondo me, l’aspetto “vivo” del mito, che è in grado di operare trasformazioni reali sulla nostra psiche (la parola, in greco antico, designava l'anima), che non ci ingabbia dentro una serie di regole decise per noi da qualcun altro, ma anzi, ci libera, ci riscatta, poiché ci permette di uscire dalla dimensione individuale per abbracciare l’universalità che giace sopita in noi.

Il mito, infatti, non è mai individuale, bensì è collettivo, universale, e in una sola parola: è archetipico.

Significa che i personaggi di cui si narra nel mito sono degli Archetipi, ovvero dei prototipi di tutto ciò che nel mondo esiste e si può sperimentare e da cui tutto ha origine: i nostri comportamenti, le attitudini, i pensieri, quello che ci appassiona e ci spinge ad agire, tutto questo è presente nelle figure del mito, che rappresentano “il punto zero” da cui ogni cosa promana.

Il simbolo, da sym-ballo = mettere insieme, ha così il potere di ricongiungere l’individuo all’universo di cui è parte, permettendo di operare il superamento di qualsiasi forma di separazione, di tutte quelle divisioni che sono state determinanti per la nascita delle società come noi le conosciamo, ma che sono anche diventate la fonte di ogni sofferenza che l’essere umano, oggi, può trovarsi a sperimentare.

Il grande James Hillman, padre della psicologia archetipica e allievo di Jung, scrive:

“Ciascuno mette sulla scena della vita un mito, e si riscatta, si risolve, quando vede il mito che sta mettendo sulla scena della vita, vivendo.”

Riconoscere il proprio mito, è dunque una grande opera di riconnessione, nella quale l’Io, che è abituato a percepirsi unico, solo, separato, si ricongiunge all’Anima, all’invisibile, all’Universale, e si rende conto di non essere mai stato veramente disgiunto dal Tutto.

Per me, la figura mitologica, sia essa di una Dea o di un eroe come Eracle o Orfeo, non è un’entità astratta al servizio della morale comune, bensì un potenziale, un’energia, che si attiva nella psiche del singolo individuo conferendogli un certo tipo di comportamento, attitudine, un modo di pensare, che non ha alcun valore moralistico.

Non esiste un mito giusto e uno sbagliato, ma una pluralità di immagini che abita la nostra psiche e che determina la qualità della nostra vita.

Queste immagini non sono né buone né cattive, né giuste né sbagliate, sono semplicemente delle possibilità!

Questa introduzione alla mia visione del mito era necessaria al fine di comprendere ciò in cui adesso andremo ad addentrarci.

Il mito di cui ti voglio raccontare è la storia emblematica del centauro Chirone, essere immortale, metà cavallo e metà uomo, che ferito accidentalmente con una freccia imbevuta nel veleno dell’Idra, è condannato a soffrire in eterno il dolore di quel dardo avvelenato e che, nonostante la sua sapienza e le sue enormi conoscenze, neppure lui è in grado di guarire.

  • Perché è tanto potente questa storia?
  • Come mai riveste un così grande fascino e cela dentro di sé un tesoro così prezioso?

Scopriamolo insieme!

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La vita di Chirone genera da un atto di violenza: Crono, il Titano signore del Tempo, che diventerà poi il padre degli dei olimpici, abusa di una bellissima ninfa, Filira, figlia di Oceano e Teti, provocando le ire della sua legittima consorte, Rea, la quale si vendica scagliando una maledizione sul figlio nato da quell’unione illegittima.

Chirone nasce per metà con sembianze umane e l’altra metà animale, provocando così il disgusto della sua stessa madre, che lo rifiuta e se ne libera immediatamente dopo averlo partorito.

Abbandonato, lasciato solo a sé stesso, emarginato, condannato a vivere lontano dalla società per via della sua stessa natura, Chirone è tuttavia diverso dalla sua specie, che vive nella più totale animalità, disprezzando le norme e le regole, commettendo atti empi ed efferate violenze; è come se in lui, la parte bestiale fosse assoggettata alla sua natura anche divina, come se anziché vivere da reietto egli volesse integrarsi nella società attraverso il proprio intelletto superiore, come se ci fosse in lui il profondo desiderio di essere migliore di chi lo ha messo al mondo.

Chirone dedicò così la sua vita allo studio di tutto lo scibile, con dentro di sé la scintilla della volontà e del desiderio di raggiungere un riscatto, per meritarsi un posto accanto ai suoi fratellastri divini. Come lui, anche Zeus, Era, Ade, Poseidone, Demetra ed Estia, noti come la prima generazione di Dei olimpici, erano figli del titano Crono.

I suoi sforzi e la sua ferma dedizione furono premiati: Chirone divenne infatti il precettore di moltissimi illustri personaggi, quali Giasone, Achille ed Eracle, poiché fu capace di guadagnarsi grande stima e considerazione, sicché tutti erano lieti di affidargli i più promettenti e valorosi fra i loro figli.

Chirone è un personaggio straordinario, che dimostra la possibilità per ogni Essere di poter ottenere un riscatto, indipendentemente da quali siano le condizioni nelle quali viene al mondo, ben oltre le sue origini e al di là di cosa possano dire di lui il suo aspetto e la sua natura.

Nonostante nasca con un avvenire per nulla promettente, Chirone riesce, da solo, a raggiungere fasti e onori, giungendo ad essere tenuto in grande considerazione da tutti.

Ma non finisce qui la storia, perché il destino pare effettivamente accanirsi contro questo personaggio, tant’è che, racconta il mito, durante uno scontro nel quale Chirone combatte per difendere il suo allievo più amato, Eracle, rimane ferito mortalmente da una freccia scagliata per sbaglio dallo stesso suo pupillo.

Il fato vuole che la freccia fosse stata imbevuta nel sangue dell’Idra, e così, la ferita provocata in quello che fu nient’altro che un incidente, condanna Chirone a soffrire dolori indicibili ed eterni, non potendo lui in alcun modo guarirla e non potendo neanche darsi la morte, poiché immortale per natura.

Non esiste magia, conoscenza né astuzia, che possa alleviare il dolore della ferita di Chirone, così come non c’è arma, né potere che possa permettergli una morte rapida: il centauro, precettore illustre, è dunque condannato a soffrire in eterno, senza poter ricevere alcun tipo di sollievo.

E a quel punto, cosa fa Chirone? Avrebbe certamente avuto più di un motivo per essere in collera con il mondo, per cercare vendetta e causare dolore a sua volta a tutti coloro che lo avevano destinato ad un peso così grande, ma Chirone sceglie ancora una volta la sua parte divina e trasforma il proprio dolore in pura compassione, in amore; poiché ora fa esperienza del dolore, provando sulla propria pelle, per la prima volta, la paura e la sofferenza della vulnerabilità, comprende cosa significhi tutto questo, e dedica la sua esistenza ad alleviare il dolore degli altri, mettendosi al servizio del genere umano.

Ecco perché la figura di Chirone viene tradizionalmente associata alla figura archetipica del guaritore.

Ma come termina la storia di Chirone? Con un gesto estremo, così come è iniziata, ma nella piena forza di un riscatto definitivo.

Il centauro, infatti, offre la propria vita immortale a Zeus, in cambio di quella di Prometeo, che il re dell’Olimpo aveva condannato ad un destino tremendo a causa di un tradimento.

Con il suo sacrificio, che viene accettato da Zeus, Chirone ottiene la fine delle sofferenze e la salvezza di Prometeo, ma anche le proprie.

La compassione di Chirone verso Prometeo, e la sua volontà di sacrificarsi al suo posto, rappresenta la forza dell’Anima, che si scopre solo a patto di raggiungere una profonda connessione con il dolore di tutta l’umanità. In questo modo, il sacrificio (da sacrum-facere = rendere sacro) diviene non soltanto un gesto di redenzione, ma anche un puro atto di liberazione.

Di fatto, Chirone esce dalla propria individualità, trascendendo la dualità insita nel suo essere per metà uomo e per metà animale, e abbraccia l’umanità intera, se ne prende cura, condivide sapere e conoscenza, porta arte e guarigione, e alla fine si sacrifica, e in quel gesto, non salva solamente Prometeo, ma anche sé stesso.

Avrebbe mai potuto compiere questo, se a seguito della sua storia, delle sue ferite e delle ingiustizie subite, avesse deciso di lasciarsi andare all’odio, alla vendetta e a quella stessa violenza di cui lui stesso era stato, per primo, una vittima?

Naturalmente no, non avrebbe potuto.

E Chirone è il prototipo dell’uomo che dentro il proprio dolore e pur nella sofferenza, trova comunque la forza per riscattare sé stesso e la sua specie, attraverso la piena accettazione della sua condizione, rifiutandosi di arrecare dolore agli altri, rinunciando alla vendetta e alla recriminazione, dominando l’Ego attraverso la misericordia del proprio cuore, che se ci pensi, è umano.

Chirone in astrologia: la ferita karmica e la sua guarigione.

 Chirone è un piccolo asteroide, la cui posizione all’interno di un tema natale, racconta quale tipo di ferita l’anima porta con sé, per guarirla durante l’incarnazione, al fine di uscire da quel ciclo di rinascite che in oriente viene chiamano il Samsara, e che tradizionalmente è raffigurato da una ruota, o con l’immagine dell’uroboro, cioè del serpente che divora la sua stessa coda.

Questo semplice dato, che tutti possiamo ricavare dal nostro anno di nascita, con una semplice ricerca sul web, ci offre una chiave di lettura affascinante, e ci porta in dono anche la possibilità di abbracciare, con amore, il nostro dolore, trasformandolo in Saggezza e Compassione, proprio come narrano le vicende del Chirone mitologico.

 

Gloria Moretti

Autrice

Gloria Moretti

Naturopata olistica, Costellatrice familiare, Formatrice Evolutionmandala©, Thetahealer, Numerologa, Facilitatrice Matrice del destino

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