Nat

Come storica e antropologa ho studiato per anni la conoscenza umana e il tempo in cui essa è immersa. Ho esplorato riti e miti di innumerevoli regioni, di etnie differenti. Pur restando a casa, mi sono persa in Africa, in Brasile, nelle tradizioni misteriche, nei sincretismi. Ho incontrato streghe e sciamani, fate e folletti, leggende e storie di ogni tempo. Ma non mi era mai capitato di perdermi nelle tradizioni della Birmania, oggi Myanmar. E vi assicuro che è stato un bene perché, non conoscendo nulla di nulla, quando ho incontrato i Nat, per me è stato amore a prima vista. È vero che le carte dei Nat ideate da Selene Calloni Williams e ridisegnate da Luigi Scapini sono estremamente differenti dalle immagini originali degli spiriti birmani ma, in qualche modo, credo che abbiano mantenuto l’essenza degli spiriti di natura dai quali sono state tratte. La differenza che io riscontro nei confronti delle centinaia, anzi migliaia di mazzi di tarocchi o vari altri arcani in circolazione, è che di queste carte, di questi spiriti in realtà ne sappiamo poco o niente. Ho trovato pochissime informazioni al riguardo e solo per specialisti. Mentre i mazzi di tarocchi sono stati studiati con minuzia eviscerando dall’archetipo ogni informazione possibile ed immaginabile, a mio avviso i Nat sono rimasti vergini e incontaminati.

Conosciamo il sentiero dei Tarocchi, conosciamo il viaggio dell’Eroe ma il viaggio dei Nat ancora resta un segreto tutto da svelare. Può trattarsi di un viaggio nella genealogia, nella psicologia, nella natura selvaggia, può perdersi in chi ci ha preceduto o in chi ancora deve venire; tuttavia, i Nat non sono un viaggio nel tempo. I Nat trascendono spazio e tempo con insolita facilità.

Non ci sono modi per leggerli, non ci sono particolari posizioni di carte da rispettare. L’unica regola, come dice Selene, è che non ci sono regole. I Nat non si insegnano e non si imparano. E questo potrebbe sembrarvi strano: fare un corso dove non si insegna e non si impara potrebbe essere preoccupante. Ma non è così perché i Nat si “sentono” si “intuiscono” si “ascoltano”, e quello che si può imparare da questo corso è soltanto “come porsi in ascolto” degli spiriti di natura, come “interpretare” le loro apparizioni nel nostro mondo.

 Ci sono soltanto alcune cose che non potrete assolutamente fare: ingabbiarli, limitarli, condizionarli o fornire interpretazioni che non siano in linea con ciò che loro intendono farci sapere. Se lo farete, loro vi gireranno le spalle, vi stuzzicheranno e vi inganneranno prendendovi in giro come spiritelli dispettosi. E allora potrebbe venirvi l’idea di abbandonare il percorso con loro, come moltissimi hanno fatto. In tal caso perdereste uno dei mezzi più puri di accedere all’invisibile perché, come dicevo, i Nat non sono inflazionati e questa qualità, in questo mondo in cui la visione è offuscata dal profitto, è divenuta assai rara e preziosa.

Nel momento in cui entrerete in contatto con loro, in qualche modo, diventerete uno di loro, parlerete come parlano loro, sentirete come sentono loro, vedrete il mondo come lo vedono loro e, se li lascerete fare, se sarete capaci di dare loro lo spazio di cui necessitano, vi apriranno le porte su uno spettacolo immaginale che vi renderà pionieri dello spirito, in quel mondo invisibile che ci circonda e che ci chiama sempre a gran voce pur restando troppo spesso, inascoltato.

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