Fiori di Bach e fiori australiani

Fiori di Bach e fiori australiani

Fiori di bach e floriterapia

“Dietro ad ogni malattia ci sono sempre le nostre paure, le nostre ansie, i nostri desideri e le nostre avversioni.”

Dr. Edward Bach

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La Floriterapia nasce quasi un secolo fa grazie alle intuizioni di un medico inglese, il dottor Edward Bach, e oggi è apprezzata e utilizzata in quasi tutto il mondo.

Nell’arco di tempo intercorso fra allora ed oggi, sono nati diversi sistemi floreali, tutti però basati sui principi di colui che, grazie ad una sensibilità al di là dell’ordinario, ha donato al mondo la scoperta della terapia con i fiori.

I fiori, secondo Bach, rappresentano la parte più evoluta, quella che sintetizza ed eleva tutte le caratteristiche della pianta, e sono un dono che l’universo ci mette a disposizione per il nostro benessere.

Abbiamo fatto tutti l’esperienza di come un fiore possa agire sul nostro stato d’animo, grazie alle sue armonie, alle forme, i colori e il profumo. Tutto questo non è casuale, ma esiste un preciso codice attraverso cui il fiore si esprime e con il quale comunica e interagisce con tutto il creato.

Il dottor Bach è stato capace di tradurre questi codici in informazioni, o se preferiamo dire in vibrazioni, e grazie alla sua straordinaria connessione con la natura, è riuscito a decodificare precisi stati dell’animo umano che corrispondono al mondo vegetale, e in particolare ai codici di espressione dei fiori.

Sebbene tutto ciò possa apparire ammantato da un alone di magia, i risultati ottenuti da milioni di persone di ogni razza, credo, estrazione sociale e livello di istruzione, hanno reso la floriterapia una disciplina tanto studiata e diffusa da non poter più essere ignorata.

Una saggezza antica recita: “L’efficacia è la misura della verità”. Che significa che per dire che una cosa è vera, devo semplicemente sperimentarne l’efficacia. A cosa mi serve leggere tomi e tomi di ricerche scientifiche, se non faccio la mia esperienza di ciò che ho letto?

Oggi possiamo dire con certezza che chi utilizza i fiori di Bach, lo fa unicamente perché ne ha sperimentato l’efficacia su sé stesso.

Mechthild Scheffer scrive: “La terapia con i Fiori di Bach serve per imparare a superare in modo costruttivo gli stati d’animo negativi della natura umana, e a ristabilire il contatto con le proprie capacità spirituali di auto guarigione”.

Questo ci sembra perfettamente in linea con l’eredità che ci è stata lasciata dallo stesso Bach, il quale possedeva una visione profonda, e certamente radicata nella spiritualità, della vita, che lui amava definire come un lungo giorno di scuola.

Emerge chiaramente la natura prettamente evolutiva di questa disciplina, che non può quindi essere applicata secondo i criteri allopatici della medicina scientifica, sebbene ciò non significhi che essa non possa rivelarsi utile anche nella prevenzione e nel trattamento dei nostri disagi fisici.

La floriterapia è una disciplina olistica e come tale non può prescindere da una visione olistica dell’uomo, inteso come unità di corpo-mente-spirito (holos = tutto, totalità).

Ecco perché, trattando i “difetti” e gli “errori spirituali” della personalità, la terapia con i fiori di Bach è in grado di essere efficace anche sui disturbi di natura mentale e fisica.

Tuttavia, sarebbe uno sbaglio e un peccato di superficialità lavorare direttamente sui disturbi fisici, collegandoli per un principio di causa-effetto al terreno d’azione dei rimedi floreali.

Ecco perché importante sapere che volendo avvicinarsi alla terapia con i fiori di Bach, non si può prescindere da una presa di responsabilità di sé stessi e della propria situazione di vita. Affidarsi alla floriterapia come ad una aspirina, nel tentativo di mandar via un mal di testa, è non soltanto una perdita di tempo e uno spreco di denaro, ma anche un rischio, poiché ci toglie l’opportunità di comprendere il significato più profondo di quel disagio e quindi di poterne cogliere dei suggerimenti utili a migliorare la nostra vita.

Ma tutto ciò non potrà mai accadere, se prima non arriviamo alla presa di consapevolezza e all’intima comprensione della nostra natura e di come le leggi universali si esprimono nella nostra vita, in virtù di ciò che pensiamo e di come ci comportiamo ogni giorno con noi stessi e con gli altri.

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La Floriterapia oltre Bach: i rimedi floreali provenienti dal bush australiano.

Dobbiamo il dono dei rimedi floreali australiani al dottor Ian White, psicologo e naturopata australiano, discendente di una lunga stirpe di guaritrici: molte donne della sua famiglia pare siano state delle abili erboriste. La sua biografia racconta che Ian White si sia interessato alla medicina naturale per un fatto apparentemente casuale: di ritorno da un viaggio in India, accusò una fortissima forma di dissenteria, dalla quale nessun farmaco sembrò in grado di curarlo. Guarì, pare, solo grazie al potere delle erbe medicinali, unito alla meditazione e ad alcune terapie energetiche. Ben al di là della storia, o del mito, sta di fatto che Ian White ha avuto il grande merito di portare all’ attenzione del mondo le virtù benefiche di piante uniche e particolari, tipiche del suo territorio, e che pare gli aborigeni australiani utilizzassero da secoli mangiandone i fiori ricoperti di rugiada al fine di assumerne le proprietà curative.


Sotto ben più di un aspetto, la storia di Ian White assomiglia a quella di Bach, in entrambe si riscontra quell’amore e fiducia incondizionati verso il potere di Madre Natura, ma soprattutto doti sovrasensibili fuori dall’ ordinario; sebbene oggi si assista ad una sorta di contrapposizione fra i sostenitori dell’uno o dell’altro, o meglio, dei due sistemi floreali, riteniamo che si possa fare uso di entrambi ricavandone grandi benefici. Le essenze floreali scoperte e preparate da Ian White hanno il gran pregio di crescere spontaneamente in uno dei pochi luoghi al mondo rimasti ancora incontaminati, con i favori di un clima caldo e umido, capace di dar vita a piante e fiori dall’ aspetto rigoglioso, unico e assolutamente affascinante; oltretutto, questi rimedi sono figli del loro tempo e sono perciò “calibrati” sui bisogni di una società molto più attuale rispetto al contesto storico in cui è vissuto Edward Bach.

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