Introduzione al corso sulle carte dei Nat

Introduzione al corso sulle carte dei Nat

Nel corso dei miei studi antropologici, poco ho dedicato all’oriente pur essendo fin da piccola attratta dalla cultura e dalla spiritualità di tutte le terre che sono laggiù, dove sorge il sole. Nell’università che ho frequentato questa opportunità non era presente. Ci si fermava alla Grecia e quindi, la maggior parte delle mie ricerche sono andate in altre direzioni, principalmente verso l’Africa e verso le Americhe. Quando mi sono imbattuta nei Nat tramite il corso che ho seguito con Imaginal Academy di Selene Calloni Williams, ho sentito il vuoto formativo che aleggiava in me e che era sicuramente difficile da colmare in breve tempo. Mi sono però resa conto che forse, proprio quel vuoto mi dava modo di approcciarmi a questi spiriti in maniera più istintuale, profonda, animica. Con un solido e circostanziato retroterra culturale, infatti, avrei sicuramente fatto deduzioni, comparazioni, avrei espresso valutazioni che avrebbero potuto essere fuorvianti. Non conoscendo assolutamente nulla restava solo l’anima: la mia anima e gli spiriti. E questo vi assicuro, è stato un vantaggio. Ciò non significa che non io non abbia fatto ricerche in quella direzione. Ma il materiale che via via mi si presentava era intriso di sincretismo religioso e di stratificazioni culturali che celavano le vere origini del culto dei Nat, celandoli in un passato indefinibile e primigenio ma poco accessibile. In realtà ho avuto l’impressione che dell’iniziale culto fosse sopravvissuto ben poco.

Il libro THE THIRTY-SEVEN NATS, A PHASE OF SPIRIT-WORSHIP PREVAILING IN BURMA, BY SIR R. C. TEMPLE, uscito in stampa nel 1906, è estremamente costoso e, pur trovandolo in biblioteche on line ed avendo quindi avuto modo di leggerlo, mi sono resa conto che il materiale in esso contenuto non era comunque tale da poter trovare informazioni veramente comprensibili perfino per l’autore stesso. Le immagini, le spiegazioni, le mappe di terra e cielo, di paradiso ed inferno non trovavano radici sufficientemente conosciute né, tantomeno, chiarimenti soddisfacenti tali da poter essere compresi, localizzati o identificati in qualcosa che non fosse più che un’ipotesi anche se plausibile. Sir R.C. Temple stesso conferma un passato nebuloso del culto con oscuramenti, informazioni contraddittorie perplessità sulle origini e sull’ordine numerico degli spiriti dovute alle sovrapposizioni delle successive culture dominanti. Fatto sta che l’origine dei Nat si perde in un passato talmente insondabile che ciò che resta talvolta è persino troppo recente per poter essere ascritto ad una origine arcaica.

Diventava ovvio che il culto dei Nat e la consultazione delle carte dovevano trovare uno spazio di relazione tra oriente e occidente, qualcosa che si connettesse con il cuore e l’anima di quella parte del mondo per cui questi spiriti apparivano come elementi estranei. Il passo compiuto da Selene Calloni per portarli alla luce dell’occidente aveva anche dato loro una veste nuova. Le immagini originali infatti sono totalmente differenti dalle figure proposte dalle carte dei Nat che possiamo consultare, così come il culto dei Nat in continua trasformazione da secoli, risulta alquanto oscuro per gli occidentali non “addetti ai lavori” e non può essere riassunto in poche pagine. Le possessioni, i sacrifici rituali per ingraziarsi questi spiriti che potevano altrimenti vendicarsi crudelmente sono per noi cose troppo lontane e incomprensibili. Possiamo solo appellarci, nel corso della ricerca, all’energia degli archetipi: i principi fondanti della cultura umana e dell’inconscio collettivo della nostra specie. Queste rappresentazioni infatti, sono universali, non conoscono spazio né tempo, non conoscono limiti. E soprattutto sono accessibili a tutti, a tutti coloro che abbandonano il percorso razionale per immergersi nell’invisibile, laddove tutto è possibile. C’è tuttavia un particolare che accomuna tutte le culture del mondo senza eccezione: i numeri. Ogni civiltà, dalla più remota alla più tecnologica ha sempre “contato”. Ed è dai numeri che sono partita. Lasciando allo zero la sua natura mutevole ed intraprendente, capace di trasformare il nulla in infinito e viceversa, sono semplicemente partita dall’uno. Il primo passo, Thagya il signore del tempo dei Nat, il mago dei Tarocchi, la Aleph dell’alfabeto fenicio ed ebraico. Il numero dell’unità primordiale, il principio che contiene in sé tutto il potenziale creativo, il seme dell’albero Yggdrasill della mitologia norrena, che racchiude le informazioni dell’intera pianta le cui radici sono ritenute le fonti stesse della vita, e infine il numero che sancisce il complesso passaggio dall’unità alla dualità.

In quest’ottica mi sono avvicinata al Nat numero 01, il signore del tempo, Thagyamin, il cui nome deriva dalla combinazione della parola sanscrita "Shakra" un sinonimo di Indra, e della parola birmana "Min", un titolo comune che significa signore o re. Il Nat aveva ricevuto questo nome solo nell’XI secolo dal re Anawrahta nel tentativo di semplificare le pratiche animiste e indù tra la popolazione e fonderle con il buddismo Theravada. Il suo nome precedente all’incorporazione nel culto buddhista era U Magha, nome che, a sua volta, si perde nell’astrologia vedica e nello zodiaco siderale. Il simbolo che lo caratterizza nella filosofia vedica è una casa e appartiene alle divinità che controllano gli spiriti degli antenati. E, verosimilmente per questo motivo, Selene Calloni Williams, ce lo ha presentato come “Arcano della contemplazione degli antenati”. Thagyamin a questo punto, poteva rappresentare l’inizio del viaggio. Un viaggio che necessariamente doveva trascendere le infinite implicazioni storiche e filosofiche di un’immensa conoscenza culturale composta da innumerevoli stratificazioni (pena il perdersi in elucubrazioni mentali), e abbandonare parzialmente le vere origini del culto animista burmese (pena l’incomprensione di noi occidentali) per lasciare posto alla ricerca nel mondo interiore, che tutto sa e conosce e che ha solo bisogno del nostro “perdersi in esso” per darci modo di riemergere alla vera conoscenza portando con sé, al ritorno dal viaggio, i tesori che proprio quel “mondo” ha in serbo per i suoi esploratori. 

Nat 01

Per finire, a tutti coloro che desiderano avvicinarsi al corso di lettura delle carte dei Nat, consiglio vivamente di leggere con attenzione la prima parte del libro di Selene Calloni Williams, che spesso si finisce per tralasciare e che invece riassume in poche pagine alcuni concetti indispensabili all’approccio consapevole e rispettoso verso questi spiriti estremamente potenti.

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