

Nel cuore delle fiabe più antiche, quelle che sono sopravvissute all’erosione del tempo e alla revisione operata dalla morale tipica della nostra cultura cosiddetta moderna, si celano simboli potenti, archetipi dormienti che parlano al nostro inconscio più profondo e che hanno il potere di ridestare la nostra coscienza sopita.
"La Bella Addormentata nel Bosco" ne è un esempio di grande spessore e incommensurabile bellezza. Ed è lei la protagonista di questo articolo!
Ti prego di comprendere, quando si parla di fiabe come forme di narrazione, che non si tratta solamente di storia fantastiche, romantiche, che parlano di sonni incantati e principi salvatori, bensì, si tratta di un autentico cammino di trasmutazione che appartiene al tempo e al reame della nostra Anima immortale.
In questa rilettura simbolica e numerologica, ci addentreremo in una delle fiabe più misteriose con l'obiettivo di chiarire ed esplorare il significato esoterico e il potere del numero 13, troppo spesso ancora demonizzato e rinnegato, ma in realtà portatore di grandi trasformazioni e potenti rinascite.
Il numero 13 è da sempre avvolto in un alone di timore e superstizione. Infatti, ancora oggi viene evitato, saltato, bandito da piani numerici e stanze d’albergo; ma ciò che questi comportamenti tentano di evitare, è in realtà ciò che più di ogni altro, ha il potere più grande di trasformarci e ridefinirci. Il 13 non è un numero di sventura, come molti seguitano ciecamente a pensare, ma un portale verso un "mondo altro", un richiamo che ci vuole condurre a riconoscere la fine di qualcosa, di un arco temporale all'interno della nostra storia, che è anche preludio e passaggio indispensabile per l'inizio di altro. Biologicamente, così come archetipicamente, non possiamo vivere di un eterno inizio, né illuderci che possa esistere qualcosa di infinito, poiché nelle leggi della materia è presente anche il principio di impermanenza.
Nella numerologia archetipica, 13 è considerato un numero karmico, legato all'archetipo dell'Alchimista, che a causa della sua infausta fama è stato assocciato all'immagine della morte, lo scheletro che cammina con la sua falce fra le mani ossute, e che avanzando recide teste e frammenta ossa, che rappresentano tutti i legami e le relazioni che non hanno più ragione di esistere.. Ma la Morte, vissuta in questo contesto di simboli, non è mai una distruzione fine a se stessa, bensì mutamento, passaggio, liberazione dalle forme precedenti! Da qui l'archetipo dell'alchimista, il grande trasformatore che permette di liberarsi di ciò che non serve per ritornare all'essenza di Sé.
Nel ciclo delle fiabe, il 13 appare non a caso come elemento perturbatore. Nella storia de "La Bella addormentata nel bosco" è la fata non invitata, la sua voce è quella che irrompe e spezza l'apparente armonia per portare alla luce la verità negata. Questo personaggio è la rappresentazione di un monito molto chiaro: è inutile tentare di escludere ciò che non si vuole vedere o sentire, poiché esso, inevitabilmente, si presenterà. E quel tentativo di cancellazione, ne farà una forma di maledizione. Proprio come accade nella fiaba!
Il 13 è l’ombra, ma anche la chiave verso la luce: è ciò che manca perché tutto sia intero.
La tredicesima fata della fiaba quindi non è il male, ma la scintilla della coscienza che ci spinge a svegliarci dal sonno dell’illusione.
Nel racconto originario, dodici fate vengono invitate alla nascita della principessa. Ognuna porta un dono: bellezza, grazia, saggezza… virtù che delineano l’ideale femminile del tempo. Chi manca è una fata, la tredicesima, che si presenta offesa e lancia la sua maledizione per vendicarsi del re e delle sue sorelle: "A quindici anni, ella si pungerà con un fuso e cadrà in un sonno di cento anni".
Questo passaggio simbolico è fondamentale. Le dodici fate rappresentano la perfezione illusoria, l’ideale di una vita priva di attrito, levigata dalle aspettative, mentre la tredicesima rappresenta ciò che non può essere controllato: il caos creativo, la forza archetipica del Destino. È colei che introduce la crisi necessaria alla crescita.
Non si può accedere al Sé autentico rimanendo nella zona dorata delle virtù assegnate. Serve un passaggio attraverso l’ombra, attraverso il dolore e il silenzio. La principessa, simbolo dell’anima, deve attraversare la notte dell'inconscio. Il dono della tredicesima fata è quindi solo apparentemente una maledizione, ma in realtà è una profonda iniziazione.
Questa fata dimenticata è assimilabile all'archetipo dell’Ombra junghiana, che è l'aspetto rimosso della psiche (Io). La sua esclusione genera la crisi: la puntura del fuso, la ferita inevitabile.
In ogni percorso spirituale, prima o poi arriva l'incontro con questa "fata dimenticata". Nessuna vera crescita può avvenire senza la sua apparizione. E qui il numero 13 fa il suo ingresso come cifra del rimosso, del non-detto, del portale occulto che ci costringe a varcare la soglia.
La puntura del fuso è un’immagine fortemente iniziatica. Il fuso è uno strumento della filatura, legato al destino [le Parche nei miti greci filano la vita degli uomini], e qui si carica di un significato ancora più potente. L’anima, per svegliarsi, deve ferirsi. Deve toccare il limite.
Il sangue che sgorga non è solo ferita fisica, ma apertura simbolica: il richiamo al ciclo femminile, al potere della trasformazione. È attraverso il dolore che si entra in contatto con una realtà più profonda. E il sonno che segue non è morte, ma sospensione, uno stato liminale in cui l’anima rielabora, rigenera, attende.
Non si tratta di fuggire dal mondo, ma di ritirarsi nel grembo interiore per rinascere ad nuova vita. Tutto ciò, a ben vedere, è una cifra che appartiene alle qualità del femminile, presente in ogni donna come in ogni uomo, e che rappresenta il potenziale dell'uomo-creatore.
Il bosco cresce attorno al castello, lo nasconde. Il tempo si sospende per cento anni. Tutto si ferma, tutto tace. È l’immagine del processo alchemico dell’opera al nero: l’anima deve dissolversi per ritrovare la propria forma autentica. Non c’è crescita senza silenzio, senza chiusura, senza buio.
Questo tempo sospeso è quello dell’inconscio. Il castello della principessa non è altro che la psiche: torri, stanze, corridoi nascosti. Il bosco è la mente, caotica, intricata, piena di illusioni ma anche di guarigione. Solo chi ha il coraggio di attraversare questa selva può arrivare al cuore.
La fiaba ci insegna che il tempo dell’anima non coincide con quello biologico, nè tantomento con quello sociale. Il risveglio non si può forzare: avviene quando tutte le condizioni interiori sono mature. L’eroe non salva, in realtà, ma rispecchia. È l’incontro tra il maschile e il femminile interiori a risvegliare l’anima dormiente.

Quando il principe arriva e bacia la principessa, si completa il ciclo. Ma non si tratta di una semplice scena d’amore romantico. È l’unione degli opposti: il principio attivo (maschile) e quello ricettivo (femminile) si integrano. L’anima, attraversata la notte dell’inconscio, si apre alla luce.
Il bacio è il simbolo dell’atto sacro, della fusione. È l’alchimia finale: il ritorno alla coscienza, ma con una nuova identità. L’eroina non è più la fanciulla protetta, ma la donna risvegliata. Ha conosciuto la ferita, il silenzio, la solitudine. Ha danzato con l’ombra. E ora può regnare, nel pieno della sua sovranità interiore.
La Bella Addormentata non è una storia per bambine, come spesso si crede, ma una mappa simbolica per chi cerca se stesso. È un racconto iniziatico, dove ogni dettaglio è un messaggio rivolto ai sensi della nostra Anima.
Ogni storia possiede più livelli di lettura e le fiabe sono un esempio di come la parola possa, non soltanto descrivere, ma anche e soprattutto creare la nostra realtà. Ognuno di noi è frutto delle storie che si racconta e la nostra vita è profondamente intrisa delle vibrazioni che emettiamo ogni giorno, quando parliamo di noi stessi e ci raccontiamo agli altri.
Per chi conosce, o vuole conoscere, il potere dei simboli, le fiabe sono alleate del cammino dell'anima: parlano il linguaggio del mito, della luna, dei sogni e ci insegnano come ogni ferita possa divenire uno squarcio, un passaggio, ed ogni silenzio, un grembo per nuove gestazioni. E che per poterci svegliare davvero, dobbiamo prima aver imparato a dormire profondamente. Nel buio, nell'attesa, nel mistero.
E buio, attesa e mistero, in linguaggio numerologico, si traducono proprio nel 13: il calderone alchemico dove possiamo integrare ogni esperienza, anche quelle che più ci spaventano. Questo numero ci invita così ad accogliere ogni cambiamento come una benedizione, anche quando fa paura, e ci ricorda che ogni ferita contiene un potenziale nascosto. Come la principessa, anche noi possiamo cadere in un sonno interiore, ma se scegliamo di ascoltare il messaggio profondo di quella ferita, possiamo risvegliarci alla nostra essenza più autentica.
Solo così, quando giunge il tempo giusto, la vita ci bacia e ci risveglia. E nulla è più come prima.
La fiaba de La Bella Addormentata, nella sua lettura simbolica, è estremamente attuale. Ognuno di noi, nel corso della vita, vive fasi di sonno e risveglio. Ignorare l'ombra, negare il dolore, evitare la crisi, ci condanna a una vita sospesa, senza vera profondità. Nel quotidiano, questo significa affrontare i nodi irrisolti, accettare la nostra vulnerabilità, lasciare andare ciò che è morto in noi per permettere alla vita nuova di emergere.
È un atto di fede nella nostra capacità di rinascere.
Accogliere la tredicesima fata significa fare pace con l'ombra, onorare il dolore come portale di guarigione, e risvegliarsi a una vita più piena e consapevole.
Ogni crisi può diventare un dono, ogni ferita una porta, ogni respiro un nuovo inizio.
E tu, dove sei nel tuo viaggio?
Hai già incontrato la tua fata dimenticata?

Autrice
Gloria Moretti
Naturopata olistica, Costellatrice familiare, Formatrice Evolutionmandala©, Thetahealer, Numerologa, Facilitatrice Matrice del destino
"Sinché sentirai le stelle come qualcosa sopra di te, ti mancherà lo sguardo di colui che conosce"
Friedrich Wilhelm Nietzsche