

Con l'avvicinarsi del solstizio d'inverno, il mondo si prepara a una delle transizioni più affascinanti e cariche di simbolismo di tutto l’anno solare. Infatti, questo evento coincide astronomicamente con il momento in cui il polo nord della Terra è inclinato il più lontano possibile dal sole, portando il giorno più corto e la notte più lunga dell’anno.
Nel nostro emisfero settentrionale, il solstizio d’inverno cade fra il 21 e il 22 Dicembre, periodo nel quale l'emisfero nord riceve la quantità minima di luce solare, segnando così il principio dell’inverno astronomico.
È dunque il momento al vertice dell’oscurità, quello che stiamo vivendo, ma come ben sapevano gli antichi, è proprio nel punto di massima esaltazione del buio che può svilupparsi il germe di una luce nuova.
Proprio come succede alle nostre amiche piante, che possono crescere solo a patto che il seme trascorra un tempo di gestazione nelle profondità della terra, così la luce ha bisogno dell’oscurità per potersi sviluppare.
Ed è esattamente quello che tutti possiamo osservare, semplicemente affacciandoci alla finestra di casa nostra: mentre il mondo naturale pare addormentarsi in una gelida quiete, il solstizio d’inverno viene a prometterci un nuovo inizio, un rinnovamento che ci proietta verso il futuro, e così facendo pone le basi per il prossimo giungere di giornate più miti e più lunghe.
Il termine “solstizio” deriva dalla lingua latina e sta a significare che “il sole sta fermo”; gli antichi credevano che realmente esistesse un periodo di circa tre giorni nel corso dell’anno, nel quale il sole arrestasse realmente il proprio percorso, per poi riprenderlo e andare verso una rinascita.
Siamo dunque dinnanzi al concetto di morte e rinascita, che è a tutti gli effetti il simbolismo centrale legato ad entrambi i solstizi, queste due porte di connessione, o portali eterici, in grado di condurci verso il mondo dello spirito, il reame dove risiedono le divinità.
Per i romani, il guardiano della soglia di questi due momenti di passaggio era il Giano bifronte, dio dalla doppia faccia: l’una rivolta al passato, l’altra al futuro.
Ma questa dualità la possiamo ritrovare in diverse altre tradizioni: in Egitto erano i fratelli Osiride e Seth a governare i solstizi, mentre nel culto cristiano abbiamo le figure di Gesù e di San Giovanni Battista.
Per i celti, vi erano due re che si sfidavano e che ciclicamente si alternavano sul trono della vittoria: il Re Quercia, vincente nel solstizio d’inverno, e il Re Agrifoglio, che invece dominava nel solstizio d’estate.
Al di là delle differenti cosmogonie, di fatto ogni tradizione pone l’attenzione sul tema della rinascita della luce.

Nell’antichità, quando le comunità erano ancora strettamente legate, materialmente e spiritualmente, al susseguirsi dei cicli naturali, questo periodo veniva celebrato con feste e rituali pieni di simbolismi, molti dei quali connessi alla vittoria della luce sulle tenebre e della nascita della scintilla divina dentro il cuore di ogni creatura vivente.
La festività forse più nota, che è un esempio lampante di questo simbolismo, è molto probabilmente quella di Yule, originaria delle tradizioni pagane germaniche, durante la quale venivano accesi fuochi, consumati banchetti e scambiati doni.
Le grandi celebrazioni che annunciavano il ritorno della luce e la sua vittoria sulle tenebre, vennero fatte successivamente coincidere con la nascita delle maggiori divinità maschili di ogni religione, a testimoniare ancora una volta il ritorno del “logos”, la salvezza, la vittoria del bene sul male.
Non è certamente un caso che un percorso di crescita spirituale e personale conduca l’uomo a divenire un “illuminato”, in quanto da sempre la luce è connessa alla conoscenza, alla consapevolezza, qualità associate al Cristo, che per diventare tale deve però passare attraverso un cammino.
L’avvento del solstizio d’inverno ci offre quindi anche l’opportunità di riflettere sul cambiamento e sulla ciclicità della vita, sulla fitta rete di connessioni che ci unisce ben oltre il concetto di spazio e tempo.
In un mondo il cui ritmo frenetico ci porta a disinteressarci e rimuovere queste connessioni, il solstizio d’inverno e il Natale ce le ricordano ancora una volta, e ci invitano ad un ritorno alla natura, ai suoi cicli, e ad accogliere in noi la bellezza e la potenza di ogni transizione.
Questo momento “magico” segna in effetti un punto di passaggio, sia fisico che simbolico, nel quale la luce inizia a emergere dall’oscurità.

Ora ci addentreremo in una esplorazione del significato simbolico e numerologico del solstizio.
Infine, concluderemo il nostro viaggio con una pratica rituale che ci permetterà di connetterci energeticamente con questo momento così importante.
Molto di quello che possiamo dire al riguardo, in merito al simbolismo del solstizio d’inverno, lo abbiamo in verità già accennato.
Quello che non dovremmo mai dimenticare è che esiste un ciclo di morte e resurrezione, di distruzione e creazione, che caratterizza la natura stessa, ivi compresi noi, che di essa siamo solo una piccola parte.
Eppure, tendiamo a volerlo rimuovere, e ci affanniamo nel vano tentativo di controllare questi cicli, nell’illusione di una perfezione e immortalità che mai potrà consistere in quello che noi ci aspettiamo.
È folle pensare di bandire la tenebra, assurdo credere di poter ingannare la morte, saltare il passaggio liminale che ci condurrà nel regno dell’invisibilità e della non-esistenza; ma noi viviamo ugualmente aggrappandoci alle cose e alle persone, dimenticandoci che nulla che sia vivo e naturale, può infine restare immutato.
E allora, più che concentrarci su quello che non c’è più, che abbiamo perduto nel corso tempo, rimpiangendo un’epoca dell’oro, che magari non è neanche stata davvero così luminosa come noi la ricordiamo, potremmo forse iniziare a portare lo sguardo al presente, dove tutto è così come deve essere, e dove possiamo agire per costruire qualcosa che ancora non è, ma che è già presente come potenziale.
Il rituale che vi proporremo fra poco, muove proprio in questa direzione.
Abbiamo detto che per noi, il periodo del solstizio d’inverno cade fra il 21 e il 22 di Dicembre.
Abbiamo dunque il 21, il suo speculare, il 12, e infine il 22. Cosa ci raccontano questi grandi archetipi?
Vediamolo insieme!
Il numero 21 è associato al completamento di un ciclo e al principio di una nuova fase, e dunque porta con sé la possibilità di un cambiamento, di una trasformazione da mettere in atto, guidati dallo spirito (indicato dal 3, risultato della sua riduzione teosofica), verso l’ampliamento di una comprensione e l'acquisizione di una visione, che abbiano come obiettivo il ritorno all’unità mediante superamento di attaccamenti, dipendenze, paure., etc...
Il 12 associato al mese, è ugualmente un compimento, come possiamo intuire dal fatto che siamo dinanzi al termine dell’anno in corso; concetto che ritroviamo anche nelle ore del giorno, che compongono la fine di un emiciclo. È il nostro guerriero che impugna le armi e combatte il drago per salvare la propria anima.
Infine il 22, che rappresenta il potenziale di una maestria spirituale e si collega al giorno successivo, suggerendoci così l’idea di una transizione ormai in atto verso la luce, e il raggiungimento di una consapevolezza superiore.
Possiamo dunque bene vedere il “disegno perfetto del Tutto”, in questi numeri che di fatto costruiscono un ponte numerologico, che incarna il processo del superamento di tutte le sfide di chiunque si metta in cammino verso una crescita spirituale.
Il rituale che vi proponiamo è molto semplice. Per compierlo, vi serviranno alcuni oggetti materiali che dovrete quindi procurarvi.

Questa pratica rituale può aiutarti a onorare il solstizio d'inverno in modo significativo, connettendoti con le profonde energie di trasformazione e rinascita che permeano questo periodo speciale.

Autrice
Gloria Moretti
Naturopata olistica, Costellatrice familiare, Formatrice Evolutionmandala©, Thetahealer, Numerologa, Facilitatrice Matrice del destino
"Sinché sentirai le stelle come qualcosa sopra di te, ti mancherà lo sguardo di colui che conosce"
Friedrich Wilhelm Nietzsche